//Pizzium Roma

Pizzium Roma

Ormai a Roma si è creato questo movimento di pizzerie in stile napoletano e io, che sono pizza addicted, non posso fare a meno di provarle tutte. Non vi ho mai parlato di quando sono andata di Salvatore di Matteo o da Piccolo Buco, prima o poi lo farò, ma voglio parlarvi di Pizzium, locale di una catena con 3 sedi a Milano (per ora), una a Gallarate, una a Serravalle Scrivia, una a Torino, una a Roma (aperta da circa un mese mentre scrivo questo articolo) e 5 sedi in apertura. Ora, non sono fan di queste catene così ramificate, ma dagli articoli che avevo letto e dalle foto che avevo visto il locale mi sembrava carino e la pizza buona, quindi ho deciso di provarlo DI SABATO SERA (tra poco capirete il perché del maiuscolo).

Andiamo con ordine.

Non abbiamo prenotato perché il telefono è sempre risultato occupato o addirittura isolato, quindi ci siamo presentati in pizzeria intorno alle 20:30 e, prima che qualcuno ci filasse minimamente, abbiamo dovuto aspettare circa 10 minuti. Non “attendente un attimo” o “vi facciamo accomodare tra poco” o “c’è da aspettare qualche minuto”, proprio ignorati del tutto.
Quando si accorgono di noi ci viene detto di andare in sala tre e chiedere al *nome del cameriere* il tavolo da due. Ci inoltriamo quindi in un dedalo che ci porta alla sala tre, molto grande e anche carina ma con un enorme difetto: la parte centrale della sala, divisa dalle altre due da delle colonne, è completamente al buio, ed è proprio li che ci viene proposto di sederci. Ovviamente rifiutiamo e ci viene dato un tavolo nella terza parte della sala, accanto a scaffali pieni di bottiglie, barattoli e altro (decorativi), che rendono l’atmosfera molto molto carina.

Dopo altri 10 minuti circa ci vengono portati i menu: 9 antipasti, tra cui la treccia di mozzarella di Bufala, alcune bruschette, una fresella con burrata e pomodori gialli e altre cosette sfiziose, niente fritti, ma va bene. Le pizze invece sono un numero giusto: tre classiche – Marinara, Margherita, Bufala – e 14 pizze con i nomi delle regioni. Vorrei provarne varie, quasi non so cosa scegliere, ma una attira, per difetto, la mia attenzione: la pizza TOSCANA ha sopra Fior di Latte di Agerola, crudo San Daniele Riserva 18 mesi e confettura di fichi. Il famoso SAN DANIELE DI FIRENZE. Vabbè, mi dico che sarò io troppo esigente, alla fine tutte le pizze hanno ingredienti non proveniente precisamente dalla loro regione. Calma Chiara, non ti agitare.
Ordiniamo: io avevo scelto la bruschetta con crema di carciofi e San Daniele, che però era l’unica non disponibile (-.-“), quindi ripiego su una bruschetta classica con pomodori datterini, olio EVO e basilico fresco; il mio fido scudiero prende una bruschetta con stracciatella pugliese e alici di cetara (scritto minuscolo -.-“) e olio extravergine d’oliva.
Come pizza io scelgo una Liguria, con fior di latte, pomodori datterini gialli e rossi e pesto di basilico artigianale, mentre Alessandro, fidanzato e fine recensore anche lui ormai, decide di provare una Abruzzo con pomodoro San Marzano Agrigenus, fior di latte Caseificio Fior d’Agerola, guanciale Salumificio Villani, pecorino romano Caseificio La Rinascita e pepe nero.

Breve intermezzo: vado al bagno delle donne, che è anche quello per disabili, entro, c’è il water apposito, peccato che sia a nemmeno 10 cm dal muro da un lato. Io non sono un’esperta di norme di sicurezza, ma una persona in sedia a rotelle in quel bagno non credo riuscirebbe ad andare. Parere personalissimo.

Torniamo a noi, arrivano le bibite e dopo poco arrivano le bruschette, le vedete nella diapositiva sottostante, faccio le foto e… nella mia vedo un capello, biondo, corto, non può essere mio. Ok, il beneficio del dubbio si concede a tutti, dico al cameriere dell’inconveniente e lui incolpa la ragazza che me l’ha portata al tavolo, probabilmente è già successo altre volte.
Si porta via il capello e la bruschetta e mi dice che me ne porterà un’altra.
Dopo pochi minuti la ragazza arriva con una nuova bruschetta, spero, e io la comincio a mangiare felice. ED È QUI CHE CASCA L’ASINO. Tra i pomodori e il pane TROVO UN ALTRO CAPELLO. EVIDENTEMENTE NON MIO. Mi fermo e lo faccio notare alla ragazza questa volta, che mi dice “questa volta non è mio”, porta via la bruschetta e si offre di portarmene ancora, rifiuto, mi viene un po’ da vomitare.

Dopo questo comincia l’odissea delle pizze: aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo, arrivano le pizze del tavolo accanto a noi che si è seduto mezz’ora dopo di noi e delle nostre pizze nemmeno l’ombra. Chiedo e mi viene detto che le pizze sono sul pass, stanno arrivando.
Vedo la ragazza bionda che si ferma al tavolo di servizio alle nostre spalle e dà le pizze al responsabile di sala, a quanto pare lei non vuole portarcele.

Ovviamente potete immaginare quanto ero arrabbiata a quel punto. Ma non finisce qui.

Mangiamo le nostre pizze, sono entrambe molto belle a vedersi, l’impasto sembra leggero e ben fatto. L’Abruzzo è anche molto buona, la Liguria ha un problema nel pesto: un fortissimo sapore di parmigiano che copre qualsiasi altro sapore, dal basilico ai pomodori. Non mi piace, non riesco nemmeno a finirla, quando idealmente era una delle pizze più leggere del menu. Mi viene in mente che forse il pesto non è poi così artigianale, ma ovviamente non potrei metterci la mano sul fuoco!

Chiediamo il conto e ci dicono di andare direttamente in cassa: ripercorriamo all’indietro il dedalo di sale e continuo a pensare che con un locale così bello il fatto che ci siano stati tutti questi problemi mi rende ancora più triste. Arriviamo alla cassa e il cameriere che si trova li ci saluta e se ne va! WTF!? Però dopo pochissimo arriva il ragazzo che sta alla cassa, gli diciamo il numero del tavolo e ci fa il conto: 37 euro, non compreso delle mille bruschette classiche. Ci fa uno sconto di 3,70 euro (perché 3,70?) e ci fa pagare 33,30 dicendoci: “So che ci sono stati dei problemi, mi dispiace, AVETE SCELTO LA SERATA SBAGLIATA!”
E li non ci vedo più. Questa è una bella croce sopra questo locale, che probabilmente se ne fregherà della mia opinione, che probabilmente è stato davvero sfortunato per una sera, ma la cui giustificazione non può essere AVETE SCELTO LA SERATA SBAGLIATA. È sabato, se non hai abbastanza personale, se non sei pronto per il servizio, se ti cadono i capelli nelle bruschette, allora NON APRIRE. Stai chiuso. È meglio.

Ma non è finita qui: il mio fidanzato paga, io controllo lo scontrino e trovo 2 bottiglie d’acqua invece di una, lo faccio notare e con fare quasi scocciato ci vengono ridati 2,50 euro.

Ah, e ovviamente nel conto sono anche segnati 2 euro a testa di coperto. 2 EURO. Per avere delle tovagliette di carta.

Riflessioni:

Non credo di essermi mai permessa, nella vita, di scrivere così male di qualcuno. Do sempre il beneficio del dubbio perché ormai lavoro in questo mondo da un po’ e so che non sempre tutto può essere perfetto, che qualche volta gli imprevisti accadono (vedi le luci non funzionanti nella sala, i 2,50 euro in più sul conto o le posate che cadevano continuamente di mano ai camerieri). Ma la giustificazione per DUE, non uno, DUE capelli in due bruschette diverse non può essere è UNA SERATA SBAGLIATA, anzi AVETE SCELTO LA SERATA SBAGLIATA.

Per me, purtroppo, tutto il servizio è stato PESSIMO e questo fa si che, anche se la pizza fosse stata la migliore di Roma e non lo era, non ci avrei mai più messo piede. Così sarà.

Ovviamente questo è solo un mio personalissimo parere, di persona che va spesso a mangiare fuori e che non pretende di essere la massima esperta di ristorazione al mondo.
Ognuno si crea la sua opinione provando, io so solo che da Pizzium (in ogni posto d’Italia) non metterò mai più piede.

NB: unica nota positiva è stata la playlist di musica che passava da De Andrè, a Lucio Dalla, a Rino Gaetano.

E voi? Siete stati in questa pizzeria? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto o sui social!

Qui le indicazioni del locale, a vostro rischio e pericolo.

Pizzium
Via Piave, 9
€€
Website

2019-01-23T14:47:30+00:00

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